Ansia, angoscia e attacchi di panico
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L’ansia, nelle sue varie forme che vanno dalla leggera tachicardia ad un’angoscia profonda, all’attacco di panico, non è altro che un segnale - come già ipotizzato da Freud quasi un secolo fa - , una spia che si accende per segnalarci che qualcosa non va; spesso questo qualcosa è un conflitto intrapsichico più o meno profondo.
In altre parole l’ansia ci avverte che qualcosa dentro di noi ha bisogno di essere ascoltato e di venire espresso.
L’ansia si attiva nelle situazioni, spesso sociali, in cui questo conflitto viene sollecitato. Di questo disagio interiore, però, spesso non ne percepiamo l’esistenza e l’unica cosa che proviamo è un’ansia forte ed apparentemente immotivata. In questi momenti si cerca di trovare una risposta negli ansiolitici, in comportamenti frenetici o in un “ritiro” protettivo dal mondo. Sebbene tali risposte possano in qualche modo alleviare l’ansia esse tuttavia falliscono nel rimuoverne la causa con il risultato che torneremo ad avere a che fare con essa spesso, purtroppo. Occorre quindi andare a cercare il motivo da cui essa origina, per capire quali sono i bisogni inespressi e quali sono le parti di noi non ascoltate che premono per essere espresse e capite e che danno origine all’ansia.
Capire le cause e conoscere alcune parti di noi di cui non siamo ancora consapevoli, non solo ci permette di alleviare la paura associata all’ansia o al panico, visti come una “sensazione sgradevole senza motivo che ci fa stare male e che ci coglie all’improvviso”, ma è anche l’obiettivo del lavoro che l’ansia stessa ci sta suggerendo di fare.
L’ansia paradossalmente non è un nemico da combattere ma un segnale da ascoltare.