Maternità e Gravidanza
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Un vero ritorno alla simbiosi madre - feto e madre - bambino è l’esperienza della gravidanza. Al contrario dell’amplesso che tuttavia rappresenta un momento di regressione parziale, scegliere di affrontare una gravidanza permette alla donna di vivere una vera, ma soprattutto completa esperienza di ritorno alla fusione e di rinascita per la seconda volta; la prima infatti è rappresentata da quella originaria di unione con la propria madre.
La letteratura psicoanalitica ha evidenziato come l’avere un bambino sia da un lato un bisogno radicato nella costituzione biologica della donna, cioè nella spinta a procreare e dall’altro, un desiderio che trova le sue origini nelle vicissitudini dello sviluppo psicosessuale della bambina.
E’ riconosciuto che la procreazione assume nella specie umana il significato di apparente sconfitta della morte; la gravidanza soddisfa molte esigenze psicologiche e il figlio, che è il frutto dell’amore tra un uomo e una donna, rappresenta il prolungamento della vita e la realizzazione della fantasia di immortalità (così come l’aborto va direttamente ad associarsi alla morte, cioè come distruzione all’interno di un processo di creazione, D’Acquisto, 1988). La maternità è un evento che rientra nel destino di ogni donna; è un dato biologico ma può pure essere un bisogno e, anche se inatteso o indesiderato, secondo D’Acquisto non è mai del tutto rifiutato, perlomeno inconsciamente.
Il bisogno di procreazione, nella definizione di Ferraro e Nunziante Cesaro (1985) è in rapporto con tre elementi: lo spazio cavo, la ricerca del legame originario, la relazione con la madre. Solo quando l’adolescente avrà avuto modo di conoscere, accettare e tollerare il proprio spazio interiore cavo esso passerà dal precedente stato di luogo della mancanza a quello di ricettacolo (Ferraro, 1992) e avrà maturato anche gli aspetti psicologici emozionali ad esso correlati che comprendono secondo Hagglund (1980) il ricevere, l’abbracciare e soprattutto il prendersi cura. Tale processo, per la sua complessità di svolgimento, non potrà dispiegarsi serenamente durante l’adolescenza e trovarne immediatamente qui la conclusione, dato che è proprio questo il suo punto di partenza e tale affermazione è da tenere presente quando si prenderà in considerazione il caso della gravidanza adolescenziale.
Con l’adolescenza, specialmente nella nostra società e nella nostra cultura, ha inizio un processo di maturazione lento e a volte anche lungo, che vede il tentativo di accettazione del proprio corpo modificato e delle sue funzioni accanto all’acquisizione graduale di autonomia e nuove responsabilità, conquiste che riflettono a loro volta, un superamento dei compiti imposti sul piano libidico: è dal superamento del narcisismo e dall’accettazione dell’ambivalenza, ad esempio, che può nascere la possibilità di ricevere, ma il prendersi cura di ha bisogno di un passo ulteriore, cioè lo svincolarsi dalle pressioni suscitate dalla relazione con la madre. Il prendersi cura di un bambino, di un figlio, sottintende una capacità empatica che non si realizza se interferiscono prepotentemente i propri bisogni; una ragazza adolescente non ha superato nessuna di queste tappe e le esigenze che le impone il suo stato di crisi, seppur transitorio, rischiano di “viziare”, per così dire, un eventuale rapporto con il figlio. La crisi dell’adolescenza andrebbe a sovrapporsi con la maternità, intesa anch’essa come crisi.
Esteriormente la gravidanza si mostra alla donna attraverso la comparsa di evidenti modificazioni corporee: queste possono venire percepite come una grave distorsione del sé corporeo con conseguente angoscia di perdita della propria identità.
Il corpo che si vede è ancora uno solo, ma è un contenitore che poi si svuoterà: questa
è una consapevolezza che si farà strada verso il terzo mese quando il bambino irromperà “con la sua individualità nella percezione materna” (Nunziante Cesaro, 1989) e preparerà la madre ad affrontare il momento della prima separazione, cioè la nascita. La gravidanza può essere vista sia come riempimento del corpo che poi si svuoterà al momento del parto, ma anche come il riempimento di qualcosa che si è svuotato alla nascita. In questo senso il discorso si colloca su di un altro livello; dal piano fisico e biologico infatti, in cui il riempimento è concreto e reale, si passa ad un livello superiore in cui a colmarsi è la mancanza che si è formata con la nascita, secondo una tendenza inscritta nel corso dell’esistenza.
Il problema delle maternità precoci, infatti, sta nel fatto che l’entusiasmo e la passione di un adolescente spesso non dura molto ed invece un neonato ha bisogno di cure, di attenzioni, di presenza e, soprattutto, di una guida stabile e sicura nel tempo. Invece, spesso, dopo un primo momento di entusiasmo, si fa strada nella mente della mamma adolescente una sorta di rancore e un’aggressività profonda contro il figlio che le sta rubando la giovinezza, la spensieratezza, la discoteca, gli amici, ma spesso anche le possibilità di realizzazione ancora aperte nell’adolescenza. Anche per questo attualmente in Italia il numero di gravidanze portate a termine in adolescenza si è ridotto notevolmente: annualmente si registrano 10mila parti in ragazze minorenni e 4 mila interruzioni di gravidanza volontarie legali.
La gravidanza, come visto precedentemente, comporta una serie di cambiamenti psicologici e fisici importantissimi che si traducono in continui cambiamenti di umore nei primi tre mesi, in mutamenti del corpo nel secondo trimestre ed infine nella presa di coscienza del bambino quandoiniziano i primi movimenti fetali.
Al momento del parto il contatto madre-figlia può riattivare l’intensità del rapporto vissuta dall’adolescente con la propria mamma.
Spesso le adolescenti sembano interagire con il proprio figlio per lo più facendo poco uso dei contatti visivi e dei sorrisi - che sappiamo essere due importantissimi segnali comunicativi per lo sviluppo del bambino come indicato anche da Bowlby (1969). Inoltre anche l’allattamento al seno nelle adolescenti sembra essere raro.
Importante però risulta essere l’ambiente familiare e sociale che si viene a creare introno all’adolescente, che, anche se rimasta incinta non volontariamente, può trovare sostegno e dare senso all’esperienza che sta vivendo.