Personalità normale e Personalità patologica:narcisismo, aggressività e passaggio al fatto reato
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Il continuum normalità patologia riveste da sempre un’importanza cruciale nello studio del funzionamento della psiche e del comportamento umano. Diversi autori si sono occupati di tale questione, ed ognuno di essi ha cercato di fornire le linee guida per capire cosa può essere definito “normale” e cosa “patologico” nello studio del comportamento e delle motivazioni e dei meccanismi ad esso soggiacenti. Storicamente i principali approcci in tal senso sono due: un approccio di tipo qualitativo ed uno quantitativo.
Secondo il primo modello, che chiameremo qualitativo, esistono delle differenze radicali e strutturali tra normalità e patologia, il “malato” costituisce una categoria a parte; quest’approccio appartiene alla corrente del razionalsmo francese.
Il modello quantitativo, invece, definisce la patologia come caratterizzata da uno squilibrio di tipo quantitativo; in altre parole essa rappresenterebbe un’amplificazione o una diminuzione di ciò che possiamo considerare normale. Fanno parte di questo approccio autori che appartengono alla tradizione psichiatrica positivista, quali, ad esempio, Comte, Canguilhem e Griesinger. Secondo questi autori non esistono differenze qualitative tra normalità e patologia, e quest’ultima rappresenta semplicemente un’alterazione quantitativa.
Agli inizi del Novecento, grazie al pensiero di Freud ed alla nascita della Psicoanalisi, prende piede l’idea secondo cui “non esiste una distinzione netta tra normalità e patologia” (Jervis, 1989, 1993); questo approccio, che tutt’oggi rappresenta il modello di riferimento principale della Sociologia, della Psicologia e della Psichiatria e che dà origine alla Fenomenologia e all’Interazionismo dinamico, sostiene che sono diversi i fattori che concorrono alla determinazione della patologia: fattori personali/individuali, faottri biologico-genetici e fattori ambientali.
Nello studio del comportamento normale vs patologico diventa quindi essenziale esaminare il rapporto tra struttura di personalità (fattori individuali e genetici) e ambiente (fattori ambientali), per stabilire come l’individuo reagisce e si rapporta ad eventi reali e per analizzare come tali eventi vengono percepiti e quali significati rappresentano per ciascun individuo.