Dal momento in cui avviene la lacerante separazione dalla madre, l’individuo continua nell’arco della vita a cercare di colmare la sua incompletezza: è allora possibile, in certi momenti, ritrovare e rivivere la sensazione di fusione e di piacevole perdita di confini in un’unione saturante che ci riporta all’attimo in cui il contenimento materno non permetteva che si sentisse il bisogno di altro.

Ovviamente si tratta di momenti che si realizzano attraverso la relazione con l’altro, come il coito ad esempio. L’intima relazione con il partner permette un tipo di contatto con il corpo dell’altro che è fatto di sensazioni tattili ed olfattive estremamente simili a quelle evocate dal rapporto della madre con il figlio neonato (Micati, 1988).

L’unione sessuale, dunque, rappresenta un’esperienza, seppur parziale, di regressione, in cui si ritorna, secondo Fajrajzen (1973), alla simbiosi endouterina e alla simbiosi orale. Per la donna in particolare, secondo Micati (1988), il rapporto sessuale e d’amore è come se “affievolisse”, in un certo senso, la nostalgia del corpo materno idealizzato, con una differenza però: il corpo del compagno, nonostante l’avidità e l’insaziabilità della bocca e della vagina, non viene né svuotato né distrutto, ma, al contrario, ne trae giovamento e piacere. Non si temono dunque, i sentimenti di rivalsa perché l’oggetto è totalmente buono.

Una situazione tanto positiva permette alla donna con un sé stabile, di vivere la ricchezza di sensazioni che le offre il suo interno cavo acquisendone sempre di più una maggiore consapevolezza; il suo spazio cavo è in grado di accogliere senza conflitti il pene del partner e affrontare tutte le fantasie che tale atto fa riaffiorare.

L’eccitazione sostituisce l’angoscia e, forte della sua sicurezza interiore, la identificata con la propria madre può sentirsi in grado di accogliere il pene ma anche di contenere e proteggere.

La medesima autrice, al contrario di Fajrajzen, assimila il coito ad uno stato fusionale non simbiotico, il che vuol dire che si riconosce una perdita temporanea dei propri confini che non rimanda però alla simbiosi endouterina, ma solo a quella che in Fajrajzen è la simbiosi orale. In effetti per modalità di svolgimento, l’amplesso richiama molto di più l’esperienza dell’allattamento, ad esempio, simile in quanto presenta aspetti di penetrazione, di riempimento, di soddisfazione ecc. e in cui i due soggetti in relazione sono fisicamente separati, ma percepiti ancora come parti di sé.

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