Siamo sicuri di avere ragione? Elaborazione delle informazioni ed attribuzione causale
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Tra i diversi modelli che studiano, definiscono e si occupano in senso scientifico e clinico della psiche e del comportamento umano, il cognitivismo rappresenta uno dei più importanti.
Nato intorno alla seconda metà del secolo scorso, il cognitivismo ha raccolto l’eredità del comportamentismo: il principale approccio psicologico alla persona negli anni ’50 negli Stati Uniti, antagonista della psicanalisi e basato sull’associazione stimolo – risposta e sulla negazione di qualsiasi processo intrapsichico che in quanto tale non può essere osservato.
Il cognitivismo ha integrato alcuni aspetti del comportamentismo ed ha fornito un’immagine dell’uomo come di un computer che elabora informazioni; infatti già il suo padre fondatore Neisser pose al centro dello studio della psiche umana le modalità con cui le persone elaborano le informazioni. In altre parole un evento attraverso i cinque sensi arriva alla corteccia cerebrale che decodifica le percezioni attribuendo loro dei significati e collegandole attraverso specifici processi di ragionamento basati essenzialmente sull’attribuzione causale (Haider).
Questi processi sono la base della vita quotidiana dell’uomo, che attraverso di essi, è in grado di produrre ipotesi, anticipare gli eventi, apprendere dall’esperienza e di interagire con il mondo in modo intenzionale – comportamento. Tali processi di elaborazione dell’informazione sono molto complessi e sono in interazione con numerosi altri fattori come le emozioni, il contesto, lo stato di attivazione fisiologica (arousal), tratti temperamentali, strutture di personalità, fattori genetici, intelligenza (Q.I.), ecc.
Tra questi processi ne sottolineiamo uno particolarmente interessante: le euristiche. Le euristiche sono delle “scorciatoie di pensiero”, dei modi per elaborare l’informazione che forniscono un’attribuzione causale degli eventi sulla base di statistiche esperienziali; in altre parole ci permettono in tempo reale di fornire spiegazioni degli eventi che ci accadono. Essendo ragionamenti automatici e immediati esse costituiscono la griglia di lettura base della realtà che ci permette di comportarci in modo quasi automatico nella quotidianità. Purtroppo però essendo fondate sulla statistica le euristiche non sempre sono corrette, anzi possono risultare anche fuorvianti!
Un esempio di errore commesso secondo un’euristica viene definito errore fondamentale di attribuzione causale: consiste nella tendenza ad attribuire la causa degli eventi che ci accadono molto più spesso a fattori personali piuttosto che a fattori ambientali. Pensate di tornare a casa e di trovare un vetro della finestra rotto, e pensate che in casa da solo c’è un vivace ragazzino di 13 anni: cosa ha provocato la rottura del vetro? Secondo l’ errore fondamentale di attribuzione causale noi abbiamo la tendenza a dare la colpa al ragazzino molto più spesso che ad un brusco colpo di vento che facendo sbattere l’anta ha provocato la rottura del vetro.
Un altro esempio di euristica fuorviante è il seguente.
Pensate a due auto ferme una davanti all’altra, con i rispettivi guidatori intenti a discutere con dei fogli in mano. L’auto che precede l’altra ha il paraurti posteriore rotto mentre l’altra ha un’ammaccatura sul cofano: cosa è successo? Qual è la prima ipotesi che vi viene in mente?
Ovvio: un tamponamento! E se invece fosse stata un’incauta retromarcia da parte del guidatore della macchina posta davanti all’altra? O ancora e se fosse stato una retromarcia intenzionale motivata dalla voglia di nuocere all’altro passeggero?
Sicuramente riflettendoci e con del tempo a disposizione queste sono ipotesi plausibili che potrebbero venire in mente a chiunque, ma immaginate di vedere questa scena velocemente mentre state guidando nel traffico, sicuramente molti di noi penserebbero all’ipotesi del tamponamento e magari si lascerebbero andare a commenti come: “la gente va troppo veloce”, “sicuramente stava al cellulare ed era distratto”, pensate quanto spesso ci discostiamo dalla realtà di ciò che ci accade! E perdipiù pensate che nessuno mai ci dirà cosa è realmente successo a quei due sfortunati o sventurati guidatori!
Un esempio simile ma estremizzato può essere quello di un Disturbo di Personalità di tipo Paronoide, in cui un soggetto tende ad attribuire la causa degli eventi e a leggere la realtà in modo autoreferenziale con la gravissima conseguenza di discostarsi nettamente dal mondo e di compromettere l’esame di realtà: “ecco stanno simulando un incidente per prendermi il numero di targa e monitorare i miei spostamenti!”
Dunque ogni tanto riflettere su ipotesi alternative e mettere in discussione la propria visione del mondo oltre che esser un esercizio di allenamento logico può essere un modo per conoscere meglio il mondo, quindi “non fermarti - sempre - alle apparenze!”
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