La Gestalt: la psicologia della buona forma
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La Psicologia della Gestalt nasce in Germania intorno ai primi del Novecento come indirizzo di psicologia sperimentale ad opera di Max Wertheimer, ispirato dalle opere del filosofo C. von Ehrenfels (Sulle qualità della forma, 1890) e dalla teoria dell’oggetto di von Meinong.
La Psicologia della Gestalt si contrappose alle teorie associazionistiche di Wundt e comportamentiste di Watsone Pavlov, ponendo l’accento sulla tendenza degli insiemi percettivi e delle rappresentazioni del pensiero a presentarsi al soggetto sotto forma di unità coerenti, che si strutturano spontaneamente e che rappresentano qualcosa di più della semplice somma dei singoli elementi che le costituiscono, rappresentano una “forma” ossia un’organizzazione; tale organizzazione, però, può essere modficata dalla modificazione anche di di uno solo di questi elementi e dipende da leggi specifiche denominate leggi dell’organizzazione della forma:
- Legge della vicinanza: quanto minore è la distanza, nello spazio e nel tempo, che separa gli oggetti di un insieme, tanto maggiore sarà la tenndenza a percepire quegli oggetti come appartenenti ad un’unità.
- Legge della similarità: la tendenza a raggruppare gli elementi che sono maggiormente simili tra loro all’interno di uno stesso insieme.
- Legge del destino comune: la tendenza a percepire come appartenenti ad un unico oggetto le cose che si muovono allo stesso tempo e nella stessa direzione.
- Legge della direzione: la tendenza a percepire come appartenenti alla stessa unità modelli che si muovono nella stessa direzione.
- Legge della forma chiusa: la tendenza a percepire come appartenenti ad un’unità coerente gli oggetti disposti secondo figure chiuse, regolari, simmetriche.
Dunque per gli psicologi gestaltisti esiste una tendenza innata a organizzare elementi semplici in forme regolari, chiuse, costituite da parti simili o contigue; qualsiasi tipologia di elementi: oggetti, cose, eventi, persone, emozioni, ecc. Questa visione comporta un ridimensionamento dell’influenza dell’apprendimento e dell’esperienza personale.
Questi concetti forniscono un’ottima chiave di lettura dell’esperienza interna delle persone: le leggi dell’organizzazione della forma ed i processi percettivi ed organizzativi sono un modo di leggere il mondo esterno, all’interno dell’universo di rappresentazioni e di significati dei singoli esistono però elementi unici, personali, che incidino sia nella cognizione che nell’emozione.