Esaminiamo ora brevemente due casi arrivati allo sportello significativi per le problematiche, esplicite e soprattutto implicite, che li contraddistinguevano. Il primo è un caso di un bambino con problemi di ritardo nella lettura e nel linguaggio, il secondo di un bambino con probabile disturbo dell’attenzione con iperattività.

Il primo caso è stato segnalato da una coppia di genitori giovani che sono arrivati allo sportello con la specifica richiesta di un contatto con un logopedista per poter aiutare il bambino nelle difficoltà emerse a scuola. In particolare i genitori sembravano essere preoccupati per il rendimento del bambino a scuola e delle possibili difficoltà che esso potesse cerargli rispetto al confronto con i compagni e con il fratellino più piccolo da loro descritto con molto orgoglio.

Da subito allo psicologo presente allo sportello è parso chiaro che i genitori stessero vivendo la situazione del proprio bambino con molta delusione e con totale disinvestimento, chiamandosi totalmente fuori dal problema e non mostrando alcuna apparente preoccupazione per le emozioni del bambino.

Durante la discussione clinica è emersa una modalità di domanda da parte degli utenti specifica in cui la dinamica centrale era: emerge un problema che è solo di tipo pragmatico occorre risolverlo con uno specialista, in altre parole “il bambino che non funziona bene deve essere riparato dall’esperto”.

In particolare i genitori sono sembrati del tutto inconsapevoli rispetto alla ferita narcisistica provocata loro dal bambino e del disinvestimento che li ha portati a trascurarlo anche nei compiti a casa spesso in favore del fratellino di cui sono sembrati orgogliosi e gratificati.

La risposta che l’equipe ha deciso di fornire alla coppia di genitori verteva su alcuni temi principali:

  • Coinvolgere i genitori non solo nella gestione ma anche nella concezione dei problemi del bambino; in altre parole è parso centrale rimandare alla coppia che i problemi del figlio in uno specifico settore – la scuola – possono nascere da moltissimi ambiti diversi, in primis la famiglia. Inoltre in un’ottica di tipo sistemico relazionale è parso fondamentale informare la coppia circa la possibilità che un membro della famiglia possa a volte esprimere, attraverso le sue difficoltà, le difficoltà e le problematiche della famiglia stessa.
  • Aiutare i genitori a pensare ai problemi in termini emotivo affettivi piuttosto che pragmatico razionale.
  • Aiutare i genitori a parlare ai propri figli tenendo conto del loro punto di vista e tenendo continuamente in considerazione il fatto di rappresentare per essi la prima fonte di aiuto e sostegno ed un modello di come si possono affrontare i problemi.
  • Proporre un intervento a trecentosessanta gradi per gestire il problema in tutte le sue sfaccettature: fornendo un contatto con un centro di logopedia, evitando di colludere ovviamente con le richieste dei genitori, e proponendo un percorso di coppia con uno psicologo con modalità psicoeducative e di sostegno alla genitorialità.

Nell’incontro di restituzione la coppia è sembrata disponibile e mettersi in gioco e ad iniziare un percorso, mostrando un iniziale scetticismo e al tempo stesso una genuina curiosità per quel che riguarda gli aspetti psicoaffettivi della relazione genitore figlio.

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