Freud utilizzò nei suoi scritti il termine “narcisismo” in almeno cinque situazioni diverse in cui lo definì come:

1) una perversione sessuale;

2) uno stadio del normale sviluppo della libido (narcisismo primario), cioè della sessualità (la sessualità e l’aggressività - rispettivamente Eros e Thanatos - rappresentano dal 1920 le due pulsioni fondamentali dell’essere umano), ed in questo senso il narcisismo rappresenta “il completamento libidico all’egoismo della pulsione di autoconservazione”;

3) una caratteristica della schizofrenia, nella quale la libido verrebbe ritirata dal mondo esterno e investita sul soggetto, che pertanto risulta non trattabile psicoanaliticamente - introversione della libido o narcisismo secondario -;

4) un tipo di scelta dell’oggetto d’amore, nella quale l’oggetto verrebbe scelto in quanto rappresenta quello che il soggetto era o vorrebbe essere;

5) un costrutto posto in relazione al concetto di autostima, o sentimento di sé; esso deriva dall’ampiezza dell’Io e proviene:

• dal residuo del narcisismo infantile primario;
• dall’onnipotenza convalidata dall’esperienza (adempimento dell’ideale dell’Io);
• dal soddisfacimento in amore (successo dell’investimento di libido oggettuale).

 

Di queste diverse accezioni la terza si rivela di importanza fondamentale per le conseguenze che avrà sia dal punto di vista clinico, (a causa del legame con l’aspetto economico della metapsicologia che il narcisismo assume all’interno del modello freudiano), che dal punto di vista strettamente teorico.


Per quanto riguarda le implicazioni cliniche va detto che, il modello strettamente dualistico di Freud, ed in particolare la sua concezioni della libido che si distribuirebbe in “vasi comunicanti” (più si utilizza la libido narcisistica più si depaupera quella oggettuale e viceversa), si rivelò non reggere al confronto con la clinica, poiché non rendeva conto della possibilità di poter investire nel mondo esterno e contemporaneamente mantenere elevati investimenti nell’Io, avere quindi una buona autostima, (anzi spesso sono proprio coloro che hanno una buona autostima quelli che più amano gli altri e investono maggiormente negli oggetti esterni, traendo successi e soddisfazioni).


Questa inadeguatezza, o meglio incompletezza, dal punto di vista clinico del concetto freudiano di narcisismo, e di nevrosi narcisistica, offrì ad Heinz Kohut lo spunto per una revisione teorica, e non solo, del narcisismo; revisione che lo porterà a porre il narcisismo, e il Disturbo Narcisistico di Personalità, al centro del suo modello psicologico, che si concretizzerà nella nascita di un nuovo grande movimento all’interno della psicoanalisi stessa: la psicologia del Sé.

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