Il problema del linguaggio rispetto all’educazione e alla psicologia pedagogica fa riferimento alle modalità di insegnamento e di comunicazione che vengono adottate nelle scuole. In particolare nelle scuole elementari vengono potenziate ed acquisite le peculiarità del linguaggio di tipo operativo: leggere e scrivere.
Il linguaggio che sviluppa il bambino nelle interazioni con i propri genitori, a casa, nella famiglia è il cosiddetto linguaggio della vita quotidiana; un linguaggio finalizzato alla pragmaticità della comunicazione (soddisfacimento di bisogni, comunicazioni di emozioni, richieste ecc.). A scuola avviene l’inserimento del linguaggio all’interno della cornice culturale del contesto di appartenenza attraverso l’apprendimento della lettura e della scrittura.
Il processo di acquisizione di queste due capacità è stato, nel corso della storia ampliato; infatti in tempi passati tali capacità erano riservate ad un elite sociale ed economica, oggi invece vengono insegnate a tutti, uomini e donne, secondo quello che viene definito processo di alfabetizzazione. Tale processo è iniziato durante l’800, con la società industriale ed oggi si è evoluto notevolmente.

La scrittura ha la funzione principale di scritturizzazione delle attività, ossia di rendere codificabile attraverso i segni grafici (alfabeto) i saperi, le procedure, le conoscenze, ecc. Tale funzione rende possibile il trasferimento di contenuti ed informazioni tra le diverse generazioni, creando un sostrate culturale usufruibile da tutti e rivolto a tutti. La scrittura rende stabile nel tempo il cambiamento e le conoscenze dei singoli uomini e permetto di creare un contesto di appartenenza e di riferimento.
Qusta codifica viene definita oggettivazione dei saperi ed è uno dei principali obiettivi della scuola. Inoltre la scuola stessa deve modificare la sua impostazine di insgneamento per poter fare acquisire ai giovani i saperi che hanno assunto coerenza attraverso la scrittura: fare rivivere attraverso l’insegnamento i risultati ottenuti da altri.
Questa codificazione dei saperi  e dei metodi di insgneamento degli stessi devono essere al contempo strumento e fine della scuola; in altre parole la scuola deve insegnare attraverso la scrittura e deve insegnare la scrittura.
Uno degli effetti del processo di codificazione dei saperi e delle relative pratiche sociali è quella di costituire un alunno disciplinato: un alunno che può imparare procedure senza comprendere i significati. Proprio per questo la scuola deve fare un passo in più e deve saper insegnare la capacità di ragionamento per trasformare l’alunno disciplinato in alunno razionale.
L’alunno attraverso l’insegnamento di procedure di codificazione e di organizzazione della scrittura impara delle regole che costituiranno il proprio codice di autoregolazione.
Per quel che riguarda la lettura, la scuola insegna la bambino l’associazione tra segni grafici e suoni della lingua, l’obiettivo è di associare un suono specifico ad ogni lettera.

La scuola deve quindi insegnare al bambino a parlare e scrivere secondo determinate regole e norme grammaticali, sintattiche, stiliste, ecc.
Gli insegnanti nell’assolvere a qesto compito veicolano implicitamente uno specifico rapporto tra linguaggio e visione del mondo; in particolare attraverso numerose pratiche orali e scritte l’obiettivo formativo è quello di padroneggiare la lingua per poter mettere ordine e logica a ciò che proviene da un uso quotidiano della stessa che precede, accompagna e segue la scuola.
Per far questo è necessario modificare le ruotine organizzative ed educative che potrebbero, se ripetute meccanicamente, metter in scena una sorta di ripetizione del mondo degli adulti: gli alunni imparano procedure senza comprenderle attraverso conversazioni stereotipate quotidiane con gli insegnanti costruendo, secondo la prospettiva interazionista, una visione del mondo imposta.

Imparare a leggere e a scrivere significa distinguersi da chi usa il linguaggio senza regole e norme e mettersi nelle condizioni di utilizzare le norme e le regole per organizzare i saperi e comunicarli. Ovviamente è fondamentale il contesto storico culturale nel quale il bambino cresce, infatti l’uso quotidiano del linguaggio, caratteristico della vita extra scolastica può assumere forme diverse da cultura a cultura; il linguaggio scolasitoc invece è un linguaggio astratto, teorico, semantico, che è lontano dalla vita quotidiana ma che costruisce strumenti interpretativi e comncativi organizzatori del pensiero.
In questo senso il concetto di linguaggio sociale che diventa dialogo interiorizzato e che costituisce la base del pensiero proposto da Vygotskij ben rappresenta l’importanza che la scuola ha nel fornire le norme astratte e procedurali del linguaggio.

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