Pedagogia e linguaggio parteII
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Un ulteriore elemento da tenere in consideraione rispetto al linguaggio è il concetto di capitale culturale: esso costituisce il bagaglio che il bambino acqusisce nel contesto nel quale vive e cresce (la famiglia). Un bambino con un capitale sociale familiare simile ai modelli culturali che propone la scuola si troverà avvantaggiato rispetto ad un bambino (ad esempiodi classi sociali più basse) che sperimenta maggiore discontinuità nei due contesti (famiglia e scuola).
Dunque scrivere e leggere cosituiscono le conoscenze delle abilità di base con cui si può apprendere nuovi strumenti; una nuova forma di linguaggio codificata e decodificata che organizza il pensiero.
Un ultimo aspetto imprtante in tema di linguaggio e contesti educativi è l’aspetto gergale che esso può assumere. Uno dei principali compiti dell’educazione è quello di equilibrare ottimamente gli aspetti particolari, individuali, con gli aspetti comuni di condivisione sociale. Il linguaggio ben si presta a realizzare questo difficile duplice compito: infatti il suo aspetto metacomunicativo e legato alle procedure standardizzate di comunicazione (scrittura e lettura) crea condivisione e partecipazione alla cultura di appartenenza; mentre gli aspetto più particolari (come l’uso di espressioni gergali o del dialetto) permette di creare un contesto di appartenenza più specifico, più personale, un team coeso che offre zone di sviluppo prossimale a tutti i suoi membri. Ovviamente senza scivolare nell’utilizzo del linguaggio della strada, un clima collaborativeo e partecipativo può contrastare e facilitare la comunicazine anche rispetto a temi come la violenza nelle scuole e la disciplina.
Gli insegnanti devono tener conto di quest’ultimo fattore e personalizzare il loro rapporto con quello specifico gruppo classe attraverso il contratto didattico.
Devono inoltre creare una comunità che mette in comune abilità e conoscenze e che veicola saperi e