Charles-Louis de Secondat barone de La Brède e de Montesquieu (Parigi, 18 gennaio 1689 - 10 febbraio 1755) è considerato il fondatore della teoria politica della separazione dei poteri.
Montesquieu pubblica la sua opera più importante e monumentale, Lo spirito delle leggi (De l’esprit de lois), frutto di quattordici anni di lavoro, anonimamente, nella Ginevra di Jean-Jacques Rousseau, nel 1748. Una vera e propria enciclopedia del sapere politico e giuridico del Settecento.

Nel libro XI de Lo spirito delle leggi, Montesquieu traccia la teoria della separazione dei poteri. Partendo dalla considerazione che il “potere assoluto corrompe assolutamente”, l’autore analizza i tre generi di poteri che vi sono in ogni stato: il potere legislativo (fare le leggi; parlamento), il potere esecutivo (indicare le linee politiche e operare le scelte conseguenti; governo, amministrazione pubblica) e il potere giudiziario (attuare concretamente le norme giuridiche; magistratura).
Montesquieu cercò di dimostrare come, sotto la diversità degli eventi, la storia abbia un ordine e manifesti l’azione di leggi costanti. Ogni ente ha le sue leggi. Al pari di ogni essere vivente anche gli uomini, e quindi le società, sono sottoposte a regole fondamentali che scaturiscono dall’intreccio stesso delle cose.
Queste regole non debbono considerarsi assolute, cioè indipendenti dallo spazio e dal tempo; esse, al contrario, variano col mutare delle situazioni; come i vari tipi di governo e le diverse specie di società.
Montesquieu parla dei temi fondamentali della libertà politica, e quindi i tipi di governo degli uomini; che sono tre:

  1. la repubblica
  2. il dispotismo
  3. la monarchia
  1. Il principio che è alla base della repubblica è l’amor di patria e dell’uguaglianza. La repubblica è la forma di governo in cui il popolo è al tempo stesso monarca e suddito; il popolo fa le leggi ed elegge i magistrati, detenendo sia la sovranità legislativa che quella esecutiva.
  2. il principio del dispotismo è il terrore. E’ al polo opposto della repubblica. In esso una singola persona accentra in sé tutti i poteri e, di conseguenza, lede la libertà dei cittadini. Montesquieu fa trasparire profonda avversione per ogni forma di dispotismo, poiché sono le leggi a doversi conformare alla vita dei popoli e non viceversa.
  3. Il principio della monarchia è l’onore. Nella monarchia costituzionale Montesquieu vede contemperate le caratteristiche positive sia del regime monarchico assoluto che di quello repubblicano. L’esempio di questa forma di governo a “costituzione mista” è rappresentato dall’Inghilterra, il cui ordinamento Montesquieu considera come la più alta espressione di libertà.

La tesi fondamentale è che può dirsi libera solo quella costituzione in cui nessun governante possa abusare del potere affidatogli. Per contrastare tale abuso bisogna far sì che “il potere arresti il potere”, cioè che i tre poteri fondamentali siano affidati a mani diverse, in modo che ciascuno di essi possa impedire all’altro di esorbitare dai suoi limiti e degenerare in tirannia: la teoria della divisione dei poteri.
La riunione di questi poteri nelle stesse mani, infatti, siano esse quelle del popolo o del despota, annullerebbe la libertà, in quanto annullerebbe quella “bilancia dei poteri” che costituisce l’unica salvaguardia della libertà.
Altro tema centrale è la libertà: per Montequieu essa viene spesso confusa con altri concetti, come quello dell’indipendenza.
Nella democrazia il potere del popolo è infatti confuso con la libertà del popolo; se un cittadino potesse fare ciò che le leggi proibiscono non ci sarebbe più libertà.
La libertà politica è quella tranquillità di spirito che la coscienza della propria sicurezza dà a ciascun cittadino; e condizione di tale libertà è un governo organizzato in modo che nessun cittadino possa temerne un altro.

Segnala questo articolo: [ Digg this digg ] [ Add to del.icio.us del.icio.us ]