La sociologia di de Saint Simon
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- Claude-Henri de Rouvroy de Saint-Simon (1760-1825) é uno dei cosiddetti “socialisti utopistici”, come li definì Marx, per contrapporli al suo “socialismo scientifico”; i socialisti utopistici progettavano a tavolino delle società utopiche e le presentavano ai ceti dominanti, sperando che essi volessero metterle in atto.
Nelle Lettere di un abitante di Ginevra ai suoi contemporanei, pubblicate nel 1803, enunciò la tesi che le rivoluzioni scientifiche sono la causa di quelle politiche e presentò un progetto di governo dell’umanità affidato a scienziati liberamente eletti: il passaggio dal sistema feudale e teologico al sistema industriale e scientifico.
In tutta la sua opera, de Saint-Simon è critico in due direzioni: da un lato verso l’arretratezza economica e sociale della società precapitalistica e aristocratica, dall’altro verso l’anarchia del sistema capitalistico, facile oggetto dell’azione di speculatori e ignoranti. Pertanto de Saint-Simon, avvalendosi di coloro che sono più dotati intellettualmente, propone una riorganizzazione del capitalismo tale da sostituire ogni governo politico con uno Stato degli scienziati, organizzato gerarchicamente in vista di una più funzionale “amministrazione delle cose”. Scienziati sono tutti coloro che contribuiscono allo sviluppo delle matematiche, delle ricerche in ogni campo, gli artisti, gli intellettuali in genere e gli “scienziati politici”.
Secondo de Saint-Simon, la Rivoluzione francese ha seppellito il vecchio mondo fondato sul sapere teologico e organizzato su basi feudali. La crisi è foriera non di morte, ma di salute. La società del passato trovava la sua legittimazione in un sistema di credenze teologiche, di cui era portatrice la classe che deteneva il potere spirituale: il clero.
La società moderna è invece caratterizzata da un nuovo elemento, l’industria, sorta dal progresso scientifico e dalle sue applicazioni tecniche.
Nella nuova epoca industriale, il cui scopo sono le attività produttive, la posizione che nelle precedenti società aristocratiche, fondate sulla guerra, era occupata dalla nobiltà feudale, è ora assunta dalle nuove classi produttive.
De Saint-Simon a tal proposito conduce un’aspra critica contro le vecchie classi oziose e parassitarie (clero, nobiltà, esercito), paragonate ai fuchi dell’alveare contrapposti alle api operose.
Nella nuova epoca il potere temporale è destinato a passare nelle mani della nuova classe degli industriali; tra i membri delle classi produttive, de Saint-Simon colloca anche gli scienziati, costruttori e portatori del nuovo sistema di credenze fondato sui metodi e sui risultati delle scienze positive: nelle loro mani è ora il potere spirituale, detenuto in precedenza dal clero parassitario.
Nell’ultima fase della sua attività, specialmente con Il nuovo cristianesimo (1825), de Saint-Simon darà un’accentuazione religiosa alle sue teorie, interpretate come un ritorno al vero cristianesimo, fondato sull’amore del prossimo e particolarmente attento alla sorte delle classi meno abbienti.