Uno dei principali temi da affrontare in tema di televisione e bambini è: il bambino utilizza la televisione o è la televisione che lo utilizza?
Questa paradossale domanda è il nucleo di qualsiasi studio che si occupa di mezzi di comunicazione e di minori; infatti molto spesso siamo di fronte a situazione paradossali in cui i protagonisti di show televisivi sembrano essere i bambini,in realtà essi sono attori inconsapevoli di copioni pensati e organizzati da adulti con lo scopo di creare un format competitivo senza curarsi dell’impatto che la trasmissione stessa può avere sui bambini in onda e sugli spettatori.
L’immagine che la televisione ci offre del bambino, come precedentemente detto, è un riflesso di alcuni stereotipi della nostra società ma al tempo stesso crea e definisce l’immaginario collettivo intorno al bambino; in altre parole si cera un particolare circolo vizioso in cui le rappresentazioni sociali del bambino influenzano l’immagine televisiva dello stesso e queste vanno ad alimentare e ad orientare le altre rapresnetazioni collettive del bambino. Per questo è particolarmente importante esaminare, monitorare ed approfondire le trasmissioni televisive o i mezzi di informazione che coinvolgono o si orientano ai minori.

Un particolare aspetto di quanto finora detto è rappresentato dalla pubblicità (D’alesssio, 2003, 2006). Si assiste negli ultimi anni ad un incremento esponenziale delle pubblciità i cui protagonisti sono bambini e ragazzi. Recenti dati forniti dal Censis parlano di 6589 spot pubblicitariu che in un anno usano immagini di minori.
I motivi principali di questo fenomeno sono facilemente intuibili: infatti l’immaigine di bambini suscita universalmente e trasversalmente alle culture, alle classi sociali e al sesso sentimenti di tenerezza, protezione accoglienza. Il bambino è per così dire il jolly che colpisce tutto il pubblico, piace a tutti.
E’ da sottolineare inoltre che i molti casi i bambini vengono truccati e preparati per accentuare determinate caratteristiche adultomorfe per colpire maggiormente l’audience.
Questo fenomeno rientra nella stereotipizzazione dei bambini da parte degli adulti che frequentemente si manifesta in televisione.

Dunque ci si deve chiedere quale immagine dell’infanzia ci viene restituita dalla televisione oggi? Si tratta di un’immagine fedele o artefatta? E quali possono essere le ragioni che stanno dietro alle logiche della rappresentazione televisiva dell’infanzia? Si possono leggere come un “segno dei tempi” o sono soltanto la conferma di interessi commerciali del sistema dei media?

Innanzitutto occore sottolineare come il concetto di infanzia e di “minore età” sia relativamente nuovo, infatti, nelle epoche precedenti al Cinquecento il bambino, appena uscito dalla prima infanzia, viene considerato a tutti gli effetti già un adulto. Con il Cinquecento la situazione cambia radicalmente. Alcuni riconducono questo cambiamento alla comparsa della stampa a caratteri mobili: in una cultura in cui il sapere non si tramanda più oralmente ma attraverso la scrittura a stampa, l’accesso ai temi propri dell’età adulta avviene attraverso il processo dell’alfabetizzazione. Quest’ultimo finisce così per costituirsi a vero e proprio elemento di separazione tra chi sa e chi non sa e, con l’andar del tempo, tra il bambino e l’adulto, dato che la fornitura delle competenze alfabetiche all’interno del sistema scolastico riguarda proprio l’infanzia.

Questo dato è molto interessante. Esso dimostra infatti l’esistenza di una relazione tra la diffusione delle tecnologie di comunicazione, in questo caso la stampa, e la definizione dei ruoli e delle identità sociali: l’infanzia nasce come età socialmente identificabile solo quando l’avvento della stampa contribuisce a separare il sapere proprio degli adulti da quello di chi ancora adulto non si può considerare.

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