Schizofrenia e schizotipia parteI
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La schizofrenia è un disturbo la cui natura è oggetto di grande attenzione sia nell’ambito della ricerca scientifica che dell’assistenza ai disturbi mentali, basti pensare che già nell’inquadramento diagnostico non vi è a tutt’oggi se non una parziale condivisione dei criteri diagnostici della schizofrenia tra i due manuali di più diffuso utilizzo: il DSM IV TR e l’ICD 10.
Nel fare diagnosi di schizofrenia, sottolineiamo come, tra i due manuali vi è una notevole differenza sulla soglia temporale (6 mesi nel DSM IV TR e 1 mese nell’ICD 10). Ma i limiti sugli attuali inquadramenti diagnostici sono numerosi e molto più articolati rispetto all’esempio citato (Orsucci, 1995; Maj, 1998; Jablensky, 1999; Amin et al, 1999; McGorry, 2000).
Ciò che invece sembra acquisito è che esistano una molteplicità di fattori che contribuiscono all’insorgenza del disturbo (eterogeneità eziologia), anche se non può essere escluso del tutto che le diverse espressioni fenotipiche della schizofrenia, nonché le affinità con disturbi ad essa contigui, possano originare da un singolo o da un ridotto numero di fattori causali (Tsuang et al., 2001).
La presenza o assenza di alcuni di tali fattori nella storia di un soggetto schizofrenico, la diversa capacità di penetrazione di ciascuno di essi nonché la possibilità di intervenire in momenti diversi dello sviluppo, rendono la ricerca in questo campo un vero e proprio puzzle. In tal propostio Tsuang afferma: “quando comprenderemo la somma e l’interazione di tutti gli effetti del genoma e dell’enviroma (neologismo coniato per analogia al genoma, ma sul versante ambientale, ndr), noi avremo risolto il puzzle della schizofrenia” (Tsuang et al., 2001).
Come in altri campi della medicina che hanno tentato di spiegare patologie degenerative dall’eziologia complessa un contributo notevole è stato dato dall’epidemiologia che, attraverso lo studio dei fattori di rischio (Vineis, 1990), ha messo in luce molti degli elementi che concorrono all’insorgenza della schizofrenia.
Per “fattori di rischio” si intendono degli elementi presenti prima della comparsa del disturbo con frequenza maggiore tra i soggetti che sviluppano la malattia rispetto ai soggetti sani; ovviamente non deve trattarsi di sintomi prodromici (definiti “indicatori di rischio” ed utili più che altro a definire le popolazioni a rischio) ma di fattori causali del disturbo.
L’indicatore generalmente più utilizzato per valutare l’esistenza e il grado di penetrazione del fattore di rischio nella popolazione generale è il “Rischio Relativo” (RR): il rapporto tra coloro che si ammalano tra gli esposti ad un fattore di rischio e coloro che si ammalano tra i non esposti.
Sin ora in letteratura si è data scarsa importanza agli aspetti complementari ai fattori di rischio cioè ai fattori di protezione della schizofrenia.