Gruppi minorili devianti parteI
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La tendenza alla criminalità “aumenta nell’età puberale fino a raggiungere il suo culmine fra i 20 e i 25 anni e in non pochi stati anche in età inferiore, restando costante all’incirca fino a agli anni 40, per poi declinare rapidamente fin verso i 60 e cessare pressochè completamente con la vecchiaia” (Mantovani).
Questa affermazione unita alle precedenti considerazioni ci pone davanti alla necessità di affrontare un aumento della devianza in adolescenza.
Le cause profonde, come precedentemente sottolineato, sono da ricercarsi in fattori macrosociali, come mutamenti sociali, crisi di strutture e istituzioni tradizionalmente preposte alla socializzazione, fattori microsociali, come l’inadeguatezza e la disgregazione della famiglia e lo sradicamento dal proprio gruppo sociale ed infine in fattori individuali, di natura psicopatologica e ambientale, come difficoltà di socializzazione, difficoltà di rapporto con le figure di autorità, disadattamento scolastico, disadattamento lavorativo, fughe e vagabondaggi, associazione in bande giovanili, prostituzione, devianze sessuali (Bandini, Gatti, Ponti).
E’ proprio quest’ultimo aspetto ad essere oggetto del nostro lavoro: la devianza minorile in gruppo.
Il gruppo dei coetanei o dei pari rappresenta per l’adolescente un’area transizionale, uno spazio in cui sperimentarsi in relazioni simmetriche rendendo possibile il passaggio dall’infanzia all’età adulta, dalla famiglia alla società.
Il contatto con il gruppo dei pari assume dunque grande rilevanza proprio in concomitanza con i primi tentativi di emancipazione del ragazzo dalla famiglia: infatti il tentativo di superamento della dipendenza dagli adulti è legato all’instaurarsi di nuovi legami nell’ambito del gruppo dei pari e di nuove regole condivise con i coetanei (Lamanna, 2004).
Il gruppo adolescenziale crea un proprio linguaggio e dei valori propri orientando atteggiamenti e comportamenti del singolo e elicitando in lui sentimenti di appartenenza e condivisione nei confronti del gruppo. Tale appartenenza, però, richiede autentiche dimostrazioni di fedeltà sulla base delle regole del gruppo stesso, determinando quei fenomeni di conformismo e di contagio che caratterizzano i gruppi adolescenziali.
Un’altra importante caratteristica universale dell’adolescenza è la trasgressione, intesa come rottura nei confronti dell’altro, come autoaffermazione del diritto di esistere. In questa età, infatti, il rapporto con le regole educative e sociali viene rivisitato e spesso messo in discussione ed è per questo che a volte è difficile capire la differenza tra un desiderio di crescita e di maggiore autonomia ed un segnale di un disagio individuale, familiare o sociale.
Il comportamento cosiddetto antisociale che si verifica in adolescenti abbastanza comunemente costituisce, in genere, un episodio transitorio ma in alcuni casi esso può rappresentare la prima fase di un processo, il cui esito è la stabilizzazione della devianza. (De Leo, 1998).