Il leader nei gruppi adolescenziali parteI
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Ogni gruppo che si costituisce si orienta intorno ad un leader. Il leader può essere di tipo sociale/emotivo o autoritario/orientato al compito.
Nei casi di gruppi devianti adolescenti spesso questi svolge una funzione organizzatrice e di orientamento dei compiti.
Infatti studi relativi all’influenza del gruppo sulle decisioni comportamentali che i componenti assumono sia singolarmente che assieme mostrano come esista un comportamento di adeguamento da parte dei componenti del gruppo, alle attese di ruolo nel contesto in cui si è inseriti e da parte del leader.
Determinati comportamenti antisociali sono spesso agiti solo da alcuni membri del gruppo e molto frequentemente gli altri appartenenti “tollerano” questi atti per un bisogno di appartenenza molto forte.
Nel gruppo l’accomunamento si accompagna ad una distribuzione dei ruoli in funzione delle caratteristiche specifiche dei singoli: l’età, l’esperienza ma anche aspetti di personalità, fisici, familiari e sociali
Il leader spesso organizza e guida l’azione, ma si trattiene dal realizzarla, mostrando con ciò di non avere nulla da provare al gruppo e di aver maggior controllo dell’impulsività dei membri gregari. Ad esempio, nelle violenze sessuali, il leader qualche volta si astiene dal rapporto sessuale.
I leader spesso propone un progetto che accende l’anima di tutti in una sorta di eccitazione collettiva, che accomuna gli individui in un patto emotivo fortemente vincolante (Lamanna 2004).
La tipologia di personalità del leader all’interno del gruppo minorile deviante, è caratterizzata soprattutto dal blocco maturativo (Novelletto, 1986) e dal ritardo evolutivo nello sviluppo psicosessuale dell’adolescente, che lo stesso cerca di colmare con un gesto a forte valenza simbolica. La “famiglia interna” del giovane capo-branco sarebbe caratterizzata dall’interiorizzazione di una figura materna depressa, (Charmet, 1995), immatura e priva di competenze educative, o addirittura narcisistica e simbiotica, che preferisce il figlio maschio al marito reso debole dai suoi attacchi squalificanti e svalutanti. Questa madre interna chiede al figlio di consolarla e vendicarla dei soprusi subiti dagli uomini, la figura paterna è assente affettivamente ed educativamente, spesso violenta, comunque ostile alla crescita del figlio maschio rivale. In questo contesto emotivo affettivo il gruppo dei pari finisce per sostituire la famiglia di origine e diviene capace di consolare e di ricambiare con affetto e riconoscimento. In questo senso l’atto delinquenziale in sé stesso non ha la funzione di scaricare le tensioni ma di eccitare, rinsaldare il legame con il gruppo e tentare di raggiungere un’immagine di sé adeguata ed un’autostima elevata.