Il lavoro minorile
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Il lavoro minorile è un fenomeno di carattere sociale, economico e psicologico che interessa a partire dalla fine del 1700 i bambini di età compresa tra i 5 e i 15 anni in tutto il mondo (http://www.wikipedia.com/) .
Le aree principalmente interessate sono Asia, soprattutto India, Pakistan, Nepal; Africa; America Latina, soprattutto Colombia, Brasile. Non sono però esclusi totalmente dal fenomeno Stati Uniti ed Europa, in particolare Regno Unito, Portogallo, Francia, Italia, e grandi città come Bogotá (Colombia) e Sialkot (Pakistan) (ILO, Geneve, 2002) .
Nei paesi economicamente sottosviluppati si presentano determinate condizioni che favoriscono questo fenomeno (Post, 2002) . Il lavoro minorile, però, si presenta anche in regioni ricche di risorse e con un’economia ben sviluppata, in cui però il reddito pro capite è molto basso e vi è un numero consistente di persone in stato di povertà.
In Africa, Asia e America Latina all’inizio degli anni Ottanta i minori lavoratori erano stimati in oltre 50 milioni. Ora sono oltre 100 milioni e secondo alcune stime anche 150. In Italia oltre 145 mila ragazzi e ragazze sotto i 15 anni sono impegnati in attività lavorative e di questi circa 35 mila rientrano nella categoria di “sfruttati” (Paone, 2004) .
Altre ricerche parlano di oltre 350 mila minori lavoratori dei quali circa 80 mila sfruttati. Se Il Portogallo, la Spagna e la Grecia riportano dati simili all’Italia; nel Regno Unito il fenomeno assume dimensioni maggiori e nei paesi dell’Est europa accanto alle tradizionali forme di lavoro minorile si affianca la piaga della prostituzione che colpisce soprattutto le bambine (Paone, 2004).Ovviamente, in termini di impatto, i numeri sono diversi e molto più alti nelle regioni meno sviluppate; occorre però fare una distinzione tra impatto del lavoro minorile in senso assoluto, considerando quindi il numero totale di minori lavoratori presenti in una determinata regione rapportato al numero totale dei minori lavoratori nel mondo, e impatto in termini relativi, considerando, invece, la percentuale di minori lavoratori in una determinata zona in rapporto al totale della popolazione infantile nella medesima regione. Questa distinzione è fondamentale, perché offre due informazioni diverse:
- l’impatto considerato in termini assoluti ci permette di capire in quali zone è presente il maggior numero di minori lavoratori;
- l’impatto in termini relativi ci offre informazioni sul tasso di incidenza del lavoro minorile nelle regioni considerate, ossia sul rapporto tra il totale della popolazione infantile e il totale dei minori per tante persone.
Nel seguente paragrafo illustreremo la diffusione del fenomeno del lavoro minorile regione per regione, fornendo i dati dell’incidenza in termini assoluti e relativi.