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L’impiego di minori come soldati è apparso in tutta la sua ampiezza durante le guerre africane degli ultimi anni. Il fenomeno è difficilmente quantificabile. Secondo il rapporto Unicef del 1996 i bambini soldato erano circa 200.000. Oggi il loro numero è certamente cresciuto e gigurda in particolare i paesi dell’Africa sudsahariana (UNICEF, 2000). Il motivo per cui si diventa baby soldato spesso è semplice: “se la guerra ti ha lasciato orfano, senza prospettive, senza possibilità di sopravvivere….. altre scelte non hai” come affermato da un bambino soldato (www.volint.it/scuolevis/lavorominorile/lavminorile.htm) . La tratta dei bambini da destinare quali soldati agli eserciti avviene non solo nell’aree di conflitto, ma anche in altri paesi, spesso in comunità di rifugiati o in gruppi etnici di sfollati; oppure sono vittime di commercio illegale, rapiti e resi schiavi a tutti gli effetti, costretti con la forza a compiere questo passo. I bambini vengono formati, in linea di massima, allo stesso modo in tutti i paesi, la loro duttilità caratteriale e fisica permette agli eserciti di ottenere in tempi brevi risultati strabilianti. Un bambino, dai 5 ai 10 anni, viene addestrato ad uccidere senza troppa fatica, essendo considerato prodotto economico, viene introdotto nell’ambiente dapprima come staffetta o informatore, come spia, come portatore di munizioni, come spazzatore di strade per minare e sminare; servire da pattuglia d’assalto. Se riesce a raggiungere un’età superiore ai 10 anni è arrivata l’ora per lui di utilizzare le armi (UNICEF, 2002).
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