La teoria di Baltes
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Tra le moderne teorie dello sviluppo e dell’invecchiamento il modello di Paul Baltes (1991, 1997) ben rappresenta la nuova concezione di invecchiamento positivo e di prospettiva psicologica dell’arco della vita – life-span - ; essa offre nuovi spunti di comprensione e di intervento per la terza età.
La cultura positiva dell’invecchiamento proposta da Baltes nel suo modello SOC (selezione, ottimizzazione, compensazione) muove da una premessa fondamentale vale a dire che, come sopra ampiamente discusso, l’invecchiamento è un processo complesso e differenziato che coinvolge diversi aspetti dell’individuo e che non può essere affrontato con una prospettiva lineare ed omogenea; esso integra due facce della stessa medaglia: miglioramento e declino.
Secondo Baltes nelle condizioni di perdita e/o di limitazione una persona impara nuove strategie di progresso ed acquisisce nuove capacità per far fronte alle perdite. Tale concetto appartiene anche ad una tradizione psicoanalitica di matrice sociale ed in particolare alla Psicologia Individuale di Adler.
Per Baltes un buon invecchiamento si fonda sul dominio affettivo e cognitivo del declino fisico basato su un corretto esame di realtà e non su un rifiuto o sulla negazione di esso. Baltes individua sette formule chiave che costituiscono la cultura positiva dell’invecchiamento e che sono un insieme di osservazioni e ricerche empiriche e postulati teorici.
Le sette formule di Baltes sono:
- Il corso dell’invecchiamento è eterogeneo.
Questo assunto deriva dagli studi longitudinali sull’invecchiamento che hanno mostrato come esso si concluda sempre con la morte ma attraverso percorsi e differenze personali psicologiche e biologiche.
- L’invecchiamento normale è diverso da quello patologico.
Baltes individua delle differenze tra invecchiamento normale, patologico ed ottimale: l’invecchiamento normale consiste nell’invecchiare senza malattie, quello ottimale nell’avere le migliori condizioni ambientali e personali.
- Nell’invecchiamento molte capacità sono di riserva e possono essere sviluppate.
Baltes individua attraverso studi empirici due qualità che caratterizzano la terza età rispetto all’età adulta:
Expertise professionale: il cumulo di esperienze
Saggezza: l’incremento dell’intelligenza esperienziale o pragmatica che può compensare la perdita dell’intelligenza fluida o cognitiva (software vs. hardware); fa riferimento ai Berlin Aging Study (1999) studi che pongono la saggezza intesa come ricchezza delle esperienze vissute al centro dell’invecchiamento positivo.
La saggezza per Baltes sarebbe costituita da cinque fattori:
- Conoscenze affettive o fattuali delle pragmatiche fondamentali della vita.
- Conoscenza strategica o procedurale di esse.
- Contestualizzazione di queste informazioni nella storia del proprio tempo e nei cambiamenti sociali.
- Relativismo di tali conoscenze
- La convinzione che non esiste una conoscenza perfetta (il “sapere di non sapere” di ispirazione socratica).
- Con l’età i meccanismi fluidi della mente evidenziano un decadimento.
Con questo postulato Baltes non nega il decadimento di alcune funzioni cognitive quali ad esempio la memoria, ma sottolinea, però come l’anziano possa imparare a compensare tali perdite attraverso ad esempio l’apprendimento di nuove associazioni tra stimolo e ricordo.
- Conoscenza e pratica cognitive arricchiscono la mente anziana e possono compensare le perdite.
L’esperienza acquisita rappresenta una capacità compensatoria in grado di modulare le attività e le abilità quotidiane che subiscono un decadimento nella terza età.
- La bilancia tra guadagni e perdite con gli anni diventa meno positiva o decisamente negativa.
Baltes intende contrastare l’idea “ingenua” secondo cui lo sviluppo umano comporta sempre l’acquisizione di nuove capacità e mai la perdita; in altre parole l’invecchiamento implica la capacità di accettare le nuove condizioni spesso svantaggiose per l’individuo anziano.
- Il Sé nell’invecchiamento costituisce un nucleo psichico forte e stabile, utile come sistema di coping e di conservazione dell’integrità.
(Per coping, si intende, l’insieme delle strategie cognitive (o mentali) e comportamentali messe in atto una persona per fronteggiare una situazione di stress. In altre parole, si riferisce sia a ciò che un individuo fa effettivamente per affrontare una situazione difficile, fastidiosa o dolorosa o a cui comunque non è preparato, sia al modo in cui si adatta emotivamente a tale situazione – Bandura, 1997-).
Alcuni costrutti legati al senso di Sé quali ad esempio l’autostima, il senso di controllo personale (locus of control), la self agency ecc. non mostrano riduzioni con l’avanzare dell’età; questo per Baltes apre a nuovi orizzonti per l’anziano che può ricorrere a quello che Kohut, in un’ottica psicoanalitica che origina nella Psicologia del Sé (Kohut, 1971), definisce “senso del Sé integro e coese”, o a quello che Erikson chiama “integrità dell’Io”, per risolvere ed affrontare situazioni ed eventi di vita stressanti.
In sintesi il modello proposto da Baltes afferma che adottando una prospettiva positiva sull’invecchiamento questo può essere padroneggiato dall’individuo e può conferire all’anziano nuove capacità ed abilità incrementando notevolmente la qualità della sua vita. Tale modello è chiamato appunto SOC:
- Selezione: un pianista può selezionare, riducendo, il repertorio dei pezzi che suona.
- Ottimizzazione: deve esercitarsi di più.
- Compensazione: deve adottare nuove strategie come il suonare più lentamente i pezzi per poter creare il senso della velocità nonostante le sue dita abbiano perso rapidità di movimento.
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